Il dilemma messicano, ai Giochi senza bandiera né inno?

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A Barcellona 1992, quando il russo Aleksandr Popov centrò la sua prima doppietta olimpica nei 50 e 100 m stile libero, gareggiò sotto una bandiera con i cinque cerchi olimpici in campo bianco. L’Unione Sovietica, infatti, aveva da poco lasciato il posto alla Comunità degli Stati Indipendenti. Allora, furono le ragioni storiche a imporre il cambio di un simbolo di appartenenza. E Popov avrebbe poi gareggiato e vinto sotto una terza bandiera, quella russa. A Rio 2016, un’altra nazionale potrebbe vedere i suoi atleti gareggiare con un vessillo ‘di fortuna’ dell’International Olympic Committee. Settimana scorsa, la Fina ha temporaneamente squalificato la federnuoto messicana(leggi qui), dopo la rinuncia a ospitare i Mondiali di nuoto 2017 e il mancato pagamento della penale. Una fonte interna al Team Messicco ha spiegato al sito swimswam.com che nuotatori, tuffatori e affini potranno ancora partecipare agli eventi acquatici usando il simbolo della Fina, e alle Olimpiadi con la bandiera dell’Ioc. A Swimbiz.it, Tania Cagnotto comprensibilmente si doleva per la situazione delle colleghe messicane(leggi qui), attese (al momento) da una non invidiabile doppia prospettiva: non partecipare alle Olimpiadi o salire sul podio senza bandiera e inno del loro Paese. Anche perché, aggiunge la fonte di swimswam, è difficile pensare che la federnuoto messicana paghi davvero i 5 milioni $ richiesti dalla Fina “Col cambio attuale, equivarrebbero a circa 100 milioni di pesos. Considerato che il governo messicano stanzia per lo sport 2800 milioni, pagare la penale porterebbe via oltre il 3% dell’intero budget.

moscarella@swimbiz.it

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